Aindreas Sholz
Aindreas Scholz è un fotografo, docente e ricercatore di dottorato tedesco-irlandese con sede a Londra, nel Regno Unito. Il suo lavoro esplora la fotografia sperimentale e senza macchina fotografica, l'ecologia e la storia ambientale dei processi fotografici. Ha studiato alla TU Dublin e alla Goldsmiths, University of London, e attualmente sta completando la ricerca di dottorato alla TU Dublin.
La sua pratica si è sviluppata attraverso residenze e ricerche sul campo nel Regno Unito, in Irlanda, in Europa e nell'Artico, ed è stata presentata a livello internazionale attraverso mostre, pubblicazioni, workshop e programmi pubblici. È anche il fondatore di The Ecological Wetroom™, un progetto di ricerca in corso che esamina la relazione tra fotografia, acqua, chimica, rifiuti e responsabilità ecologica.
Progetto
"The Most Beautiful Anthropocene" è una serie in corso di fotografie senza macchina fotografica, realizzate attraverso processi al cianoluminescenza adattati al clima, utilizzando luce solare, carta fotografica scaduta, materiale vegetale e acque ambientali, tra cui pioggia acida e acqua di mare inquinata.
Anziché fotografare il paesaggio da lontano, lascio che le condizioni ambientali e i materiali entrino direttamente nel processo fotografico. Fiori, erbe, infiorescenze e altre fragili forme vegetali diventano collaboratori, mentre la chimica dell'acqua, l'esposizione solare, la temperatura e le condizioni atmosferiche determinano l'immagine finale.
Le opere risultanti oscillano tra bellezza e turbamento. I loro colori saturi e le delicate forme botaniche inizialmente seducono, ma funzionano anche come tracce materiali di ambienti vulnerabili. La serie si interroga sulla possibilità che la fotografia possa andare oltre la semplice rappresentazione della crisi ecologica e permettere invece al clima, alla materia e al luogo di partecipare fisicamente alla creazione dell'immagine.
Dichiarazione
La mia pratica si avvale di processi fotografici senza macchina fotografica, adattati al clima, per creare immagini che fungano da testimonianze materiali del cambiamento ambientale. Lavorando senza macchina fotografica, collaboro con la luce solare, la chimica dell'acqua, la materia vegetale, i suoli e altri materiali ambientali, in modo che le condizioni atmosferiche ed ecologiche imprimano fisicamente la superficie fotografica.
Tratto la stampa fotografica come un sito ecologico in cui agenti umani e non umani partecipano alla produzione dell'immagine. Attingendo alle prime sperimentazioni fotografiche e adattando questi processi alle condizioni ambientali contemporanee, il mio lavoro considera la fotografia non semplicemente come rappresentazione, ma come prova materiale di un luogo, di contaminazione, di vulnerabilità e di cambiamento.
Non desidero semplicemente rappresentare il cambiamento climatico; mi chiedo come la fotografia, attraverso i suoi materiali, metodi e infrastrutture, possa diventare più attiva nel rispondervi.





