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Nina Pacherová

Slovacchia

Biografia

Nina Pacherová (nata nel 1998 in Slovacchia) è una fotografa e artista visiva con base a Zurigo che lavora con immagini, oggetti e installazioni. Il suo lavoro esplora questioni sociali e le esperienze di comunità sottorappresentate, spesso attraverso la lente dell’infanzia come esperienza umana condivisa.

Collaborazione ed empatia sono centrali nel suo processo creativo. Attingendo sia alla narrazione personale sia all’osservazione della società attraverso la cultura digitale, il suo lavoro fotografico materializzato riflette su come le esperienze virtuali e immateriali influenzino le nostre vite e plasmino la nostra percezione della realtà.

È laureata al Master in Fotografia dell’ECAL ed è stata beneficiaria della Swiss Government Excellence Scholarship nel 2023. Il suo lavoro è stato esposto in mostre collettive e personali in tutta Europa, tra cui al Photoforum Pasquart di Biel nell’ambito della mostra del Prix Photoforum 2024. Nello stesso anno, il suo progetto di diploma è stato premiato con l’HES-SO Design and Fine Arts Excellence Award e ha ricevuto un’Excellent Mention.

Nella sua pratica fotografica espansa, Pacherová mette in luce dinamiche sociali spesso trascurate e cerca di offrire modi più compassionevoli di immaginare il futuro attraverso sperimentazione, disobbedienza tecnologica e narrazioni speculative.

Progetto

“We Won’t Tell Daddy” di Nina Pacherová è un’installazione fotografica e video speculativa e criticamente impegnata che indaga il fenomeno dello sharenting — la condivisione eccessiva della vita dei bambini sui social media e l’impatto a lungo termine che questa impronta digitale può avere. Nel progetto, Pacherová si concentra su tendenze come il TikTok #bathroomchallenge, dove i video dei bambini vengono creati e diffusi senza il loro consenso informato, sollevando riflessioni su privacy, autonomia e sulle implicazioni future dell’esposizione digitale fin dalla prima infanzia.

Per proteggere l’identità dei soggetti e allo stesso tempo evidenziare le problematiche coinvolte, l’artista utilizza tecnologie di intelligenza artificiale e deepfake, sostituendo i volti dei bambini con il proprio e mettendo così in discussione gli usi convenzionali degli strumenti digitali e dell’autorialità.

Festivals Collaborations

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