Pavlo Fyshar
Ucraina
Biografia
Nato nel 1990 nella città di Shostka, in Ucraina, ha sviluppato fin da giovane una fascinazione per la ricerca e la collezione di insetti — una passione che continua a influenzare la sua pratica artistica. Il suo primo approccio alla fotografia è avvenuto gradualmente, iniziando con immagini macro di fiori e paesaggi scattate con una semplice fotocamera compatta Canon. In seguito si è avvicinato al ritratto, fotografando spesso giovani donne con lentiggini ed esplorando combinazioni di colori complementari in sessioni accuratamente composte.
La sua serie più recente con farfalle, coleotteri, specchi e toni pastello è stata realizzata a Kyiv tra maggio e ottobre 2022, dopo l’inizio della guerra. Durante questo periodo ha preso piena consapevolezza di come le condizioni esterne — l’ambiente, il disagio, l’assenza di contesti familiari, un ritmo di vita alterato e il peso emotivo degli eventi nazionali — possano influenzare la percezione interiore e l’espressione creativa.
Nel suo attuale corpo di lavoro, che riflette queste sensazioni e allo stesso tempo cerca una forma di astrazione dal flusso costante di notizie, emergono temi di alienazione e anonimato. L’attenzione si sposta dall’individuo agli oggetti circostanti e alle forme inanimate che incorniciano volti senza espressione, suggerendo distanza e distacco dall’ambiente. Gli insetti non appaiono soltanto come entità biologiche, ma anche come forme simboliche.
Tutte le opere sono realizzate utilizzando insetti reali e senza l’uso di intelligenza artificiale.
Progetto
“The Prisoners” di Pavlo Fyshar è una serie fotografica concettuale che esplora l’esperienza della costrizione e delle limitazioni interiori attraverso un linguaggio visivo surrealista e simbolico. Fyshar utilizza oggetti quotidiani — come specchi, cuscini e tessuti morbidi — insieme a figure frammentate o parzialmente nascoste per costruire scene oniriche in cui toni pastello e contrasti delicati creano un’atmosfera silenziosa ma inquietante.
Piuttosto che rappresentare una prigionia letterale, l’opera riflette su come le persone possano sentirsi “intrappolate” dalla routine, dalle aspettative, dai dubbi e da confini invisibili. I corpi appaiono sospesi tra realtà e illusione per evocare le dimensioni psicologiche dell’isolamento.












