Henri Blommers
Paesi Bassi
Biografia
Henri Blommers (Amsterdam) è un creatore di immagini sperimentali che combina immagini analogiche con altre tecniche come collage e cuciture. Prima, dopo o durante lo sviluppo delle sue pellicole, aggiunge ingredienti botanici o chimici a seconda del tema del progetto. Le sue immagini, successivamente digitalizzate e talvolta realizzate senza fotocamera, si materializzano grazie a interventi in ogni fase del processo, per poi essere nuovamente distorte come forma di riciclo. Henri crea un rifugio surreale ricco di colori brillanti basato su temi sociali contemporanei. I suoi progetti ruotano attorno all’ambiente e alla condizione umana, affrontando temi come la biodiversità, l’innalzamento del livello del mare e la crescente digitalizzazione.
Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale e internazionale; è stato finalista ai LensCulture Art Awards nel 2023 e ha vinto il Denis Roussel Award per innovazioni nella fotografia analogica nel 2022.
Dopo una carriera nel settore IT, ha deciso di dedicarsi completamente alla fotografia dopo essersi diplomato all’Amsterdam Fotoacademie nel 2010 con un grande collage dedicato alla vista di sua madre. Henri è co-creatore della rivista Hello Gorgeous, che combatte lo stigma legato all’HIV, ed è membro del collettivo artistico BISH. Dopo aver vissuto per oltre tre anni senza una casa stabile, ha avviato il progetto @gardenofhenri durante la pandemia di COVID-19, quando si trovava bloccato nel suo orto urbano.
Progetto
“Salting the Earth” di Henri Blommers è un progetto fotografico sperimentale con una forte dimensione ambientale che risponde al problema della salinizzazione del suolo e alle conseguenze spesso trascurate delle azioni quotidiane dell’uomo sugli ecosistemi terrestri. Attraverso una combinazione di processi fotografici analogici e interventi materiali, Blommers incorpora fisicamente sale, piante e altre materie organiche nelle sue immagini — immergendo negativi nel sale, spruzzando sale su campioni e lavorando direttamente con elementi botanici — per rendere visibile la lenta degradazione e gli impatti nascosti della salinizzazione sulla vita vegetale e sulla salute del suolo.
L’opera fonde un linguaggio visivo poetico con un senso di urgenza ambientale, invitando gli spettatori a riflettere su come pratiche apparentemente innocue contribuiscano nel tempo a squilibri ecologici. Attraverso questo approccio tattile e basato sul processo, “Salting the Earth” diventa una meditazione sulla fragilità, sulle conseguenze e sulla nostra relazione con il mondo vivente sotto i nostri piedi.












